Manifesto Hacker


Testo pubblicato l’8 Gennaio del 1986 firmato “The Mentor ” (The Mentor’s Last Words)

Ho letto i vostri giornali. Anche oggi avete pubblicato la solita notizia. “Ragazzo arrestato per crimine informatico”

“Hacker arrestato dopo essersi infiltrato in una banca” E infine oggi in cronaca:

“Pirata informatico sfugge alla cattura.” Dannati ragazzini. Sono tutti uguali. Ma voi, con la vostra psicologia da due soldi e il vostro tecno-cervello da anni 50, avete mai guardato dietro agli occhi di un Hacker? Non vi siete mai chiesti cosa abbia fatto nascere la sua passione? Quale forza lo abbia creato, cosa può averlo forgiato? Io sono un Hacker, entrate nel mio mondo, se potete.

Il mio è un mondo che inizia con la scuola… Sono più sveglio di molti altri ragazzi, quello che ci insegnano mi annoia. Come quando leggi un romanzo a puntate, e ogni volta arrivi alla fine della puntata e capisci che neanche là ti è stato detto quello che volevi sapere, e dovrai aspettare ancora chissà quanto prima della prossima lezione.

Dannato bambino. Non vuole andare a scuola. Sono tutti uguali.

Credo di essere alle medie. So che ho ascoltato l’insegnante spiegare per quindici volte come ridurre una frazione. L’ho capito, maledizione. La brutta? Quale brutta? Per una stupidaggine del genere? No, professoressa Lazzarini, non ho la brutta. L’ho fatto a mente.

Dannato ragazzino. Probabilmente lo ha copiato. Sono tutti uguali.

Ma oggi ho fatto una scoperta. Tornato a casa, sul mio tavolo, ho trovato un computer. Me l’ha comprato il mio babbo. Grande babbo! Lui mi aspetta a casa e mi spiega un mucchio di cose, sempre. Mi legge brani dell’enciclopedia, mi mostra illustrazioni dei libri di scienze. E sorride quando la gente pensa che stia sprecando fiato, che io non lo ascolti o non lo capisca. Possiamo stare insieme solo poche ore, tu torni alle 5, io alle 9 sono a letto. Ma aspetto questo momento con gioia.

E oggi mi hai portato un computer. Aspetta un momento, questo è incredibile! Fa esattamente quello che voglio. Se commetto un errore, è perchè io ho sbagliato, non perchè io non gli piaccio… o perchè si senta minacciato da me… o perchè pensa che io sia un coglione… o perchè non gli piace insegnare e vorrebbe essere da un’altra parte…

Dannato bambino. Tutto quello che fa è giocare. Sono tutti uguali.

Ma tu no, vero ? Tu non me lo dicevi mai. Forse perchè le cose che sapevi (sapevi tutto; come diavolo facevi?) non le avevi studiate a scuola, ma le avevi imparate da solo. Anche tu giocavi con le cose. Giocavi assieme a me, e mi insegnavi. Non avevi mai studiato il latino, ma sapevi perfettamente cosa vuol dire “ludendo docere”, vero ? E poi un giorno non ti vidi più. Mia madre scomparve dalla mia vita, offuscata dal dolore. Cercavamo di sostenerci a vicenda, e per farlo ci allontanavamo. Rimasi solo. Solo, in un mondo dove tutti i ragazzini sono uguali. Dannati ragazzini.

Poi successe una cosa… una porta si aprì per la mia mente… correndo attraverso le linee telefoniche, un impulso elettronico viaggiò attraverso una realtà parallela, una nuova frontiera inesplorata, un rifugio dagli incompetenti di ogni giorno. Una tastiera e un accoppiatore acustico come il carro che trasportava il pioniere. Una tastiera e un accoppiatore acustico per rinascere a una vita nuova nel mondo digitale. Morì il signor S.S., nacque Raistlin.

“Questo è…questo è il luogo a cui appartengo…” Io conosco tutti qui…non ci siamo mai incontrati, non abbiamo mai parlato faccia a faccia, non ho mai ascoltato le loro voci…però conosco tutti. Capisco tutti. Parlate un linguaggio che mi è noto. Provate un sentimento che mi è noto. Amici, fratelli, compagni.

Dannato studentello. Si è allacciato nuovamente alla linea telefonica. Sono tutti uguali.

Sapete una cosa? Ci potete scommettere il culo che siamo tutti uguali! A scuola ci avete nutriti con cibo da bambini mentre avremmo desiderato una bistecca, ci avete dato pezzi di cibo già masticati e privi di sapore, invece di insegnarci quello che ci serviva per procurarcene di nuovi. Siamo stati di volta in volta ammansiti da sdolcinati, dominati da sadici o ignorati dagli indifferenti. I pochi che avevano qualcosa da insegnarci trovavano in noi volenterosi allievi, ma queste persone sono come gocce d’acqua nel deserto. Dove sei scomparso, babbo? Perchè?

Dannato ragazzino. Sempre a trafficare con quella trappola, e a consumare scatti. Sono tutti uguali. Guarda che bolletta.

Adesso questo è il nostro mondo… il mondo dell’elettrone e dello switch, la bellezza del baud. Noi eravamo pronti ad esso, ed è inutile che proviate a confonderci e chiamarlo vostro, ad appropriarvene, a ingozzarvi di cose che vi saranno indigeste. Guardatevi, usate il web come uno spot televisivo, per vendere mortadelle. Siete ridicoli. Noi siamo nati nel cybermondo, siamo suoi fratelli di sangue, abbiamo giurato i suoi patti, respirato i suoi ritmi, abbiamo succhiato i suoi impulsi al posto del latte che non ci avete dato, compreso le sue arti in luogo di quelle che non ci avete spiegato, appreso la sua morale in luogo di quella che ci avete insegnato a parole, infrangendola quando vi faceva comodo, con la scusa che noi siamo ragazzini, tutti uguali, non sappiamo come funziona il mondo.

E ora noi sappiamo vivere in esso, ci è più intimo di un fratello, noi vediamo le sue vere potenzialità. Se fosse per noi (se fosse per lui, anche: ha una sua personalità, un organismo quasi vivente, palpitante) esso non costerebbe nulla; ma purtroppo è alimentato solo da approfittatori ingordi. Ed è solo perchè ci rifiutiamo di assecondare la vostra smania di assimilarlo nella vostra mentalità capace soltanto di fare soldi da qualsiasi cosa (ringrazio tutte le divinità per avervi impedito di trovare un modo di fare soldi anche sull’aria, che nonostante tutto e con disgusto debbo continuare a condividere con voi) che voi ci chiamate criminali?

Noi esploriamo…e ci chiamate criminali. Nel kernel di fortezze di silicio cerchiamo la verità che vorreste negarci, e ci chiamate criminali. Noi esistiamo, senza colore di pelle, nazionalità, credi religiosi, e ci chiamate criminali. Noi non ci tradiamo l’un l’altro (cosa che voi non credo potreste mai capire), e ci chiamate complici, rete di criminali. Ma sopratutto, noi cerchiamo conoscenza… ed è per questo, diciamoci la verità, che ci chiamate criminali. Vi dirò una cosa che vi spaventerà: non è la prima volta che mi succede. E so già che la vostra è una battaglia destinata alla sconfitta. Chi comprende il nemico, chi governa il suo cuore, vincerà cento battaglie senza subire sconfitta. Sun-Tzu, “Ping-Fa”, duemilaseicento anni fa. Noi abbiamo compreso il vostro nulla. Voi non potete nemmeno capire quello che proviamo.

Guardatevi. Avete paura di noi. Mobilitate risorse enormi per prenderci. Come re Dario a Gaugamela, trecentomila uomini, carri falcati, elefanti, contro i cinquantamila macedoni di Alessandro. Ma noi scommettiamo, come lui, sul fatto che più difese ammassate, meno le comprendete, meno siete in grado di usarle. Capiamo che, se cercate di fermarci con tutti i mezzi, vi stiamo facendo paura, e proprio per questo abbiamo già vinto il nostro duello con voi. Noi siamo come i ninja di Koga, come fantasmi che passano attraverso i muri che costruite. Ombre che si muovono nel cyberspazio, ignorando i regolamenti assurdi che vorreste dettare.

Costruite pure bombe atomiche, poi smantellatele e infilateci i rimasugli nei denti; finanziate pure le vostre immonde guerre, dipingendo le insegne dell’ONU sotto le bombe. Uccidete, ingannate e mentite, come fate da sempre, come fate sempre meglio, e cercate di farci credere che lo fate per il nostro bene; e cercate di convincerci che ammazzare sempre meglio è il progresso. Cosìarriviamo al paradosso che un uomo delle caverne se ammazzava un suo simile, si riteneva un assassino; la Nestlè uccide ogni anno qualche milione di bambini sudafricani con le sue polverine biancastre di origine ignota, e si ritiene una moderna multinazionale. Voi tenete il dito sul pulsante che potrebbe cancellare mille volte la terra, e vi ritenete saggi. E in tutto questo, ovviamente, i criminali da perseguire siamo noi.

Vi dirò una cosa, un messaggio antico, che vi recapito sfruttando questa tecnologia che conosco meglio di voi che la controllate (ma potete davvero controllarla? Siete sicuri di possedere la saggezza antica che vi serve per farlo?). Noi crediamo fermamente, come una fede, che la verità non possa essere oggetto di restrizioni legali. Se mettete fuorilegge la verità, allora saranno i fuorilegge ad avere la verità. E noi, infatti, siamo criminali. Ma il giorno in cui qualcuno di voi deciderà di tagliar fuori la gente dalle informazioni, indovina un po’ chi sarà a combattere la battaglia per rendergliele? E indovina un po’ chi vincerà quella battaglia? Intendiamoci, io non sono un eroe, e non ci tengo ad esserlo. Eroe è chi incarna gli ideali della società. Ma finchè l’ideale sarà quello dell’ignoranza, dell’apparire contrapposto al sapere, io seguirò l’anti-ideale. Io resterò un antieroe, sono e resto soltanto un criminale. Il mio crimine è la mia curiosità. Il mio crimine è desiderare di sapere quello che voi non vorreste dire, desiderare di sapere tutto ciò che la mia natura di essere umano mi dà il pieno “e inalienabile diritto di conoscere”. Lo avete scritto voi, una cinquantina di anni fa. Ma ve ne siete dimenticati, vero? Però non vi dimenticate di perseguire il mio crimine.

Vi racconterò una storia: la moglie dell’arcivescovo di Worcester, dopo aver ascoltato Darwin enunciare le sue teorie, esclamò “L’uomo discende dalla scimmia? Mio Dio! Speriamo che non sia vero… o per lo meno, che non si sappia in giro”.

Diciamo che la voce è circolata. Appena appena.Sappiate che di quello che state facendo, nulla resterà nascosto.

La verità sarà sempre rivelata.

Questo è, e sarà, il mio compito, il nostro compito, negli anni a venire.

Questo è stato il mio compito, in lunghi secoli passati. Io sono mortale, ma la lotta per la verità è eterna. Io sono la sua incarnazione qui, e oggi. Io sono un Hacker, e questo è il mio manifesto. Potete anche fermare me (potete provarci, almeno), ma non potete fermarci tutti… dopo tutto, siamo tutti uguali, no?

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CIA

CIA e sicurezza dei servers???? non vi è alcun nesso tra le 2 cose, fidatevi, è molto più difficile ottenere accesso ai database di facebook che ottenere una shell root su un server della nsa, della CIA o dei governi

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Nucleare e Terremoti:un nesso?

Negli anni in cui Francia,Gran Bretagna,Stati Uniti,Ex Unione Sovietica,Cina e India hanno effettuato esperimenti nucleari la Terra è stata devastata da eventi sismici superiori ai 7 gradi della scala Richter.I leader delle Nazioni coinvolte affermano che sia solo un caso…ma io non credo sia così.Il 27 luglio 1976 gli USA fanno detonare una testata nucleare nelle profondità del Nevada…il giorno dopo 800.000 vite si spengono a Tamsham(perdonatemi non so come si scrive) a causa di un terremoto pari a 7.8 gradi Richter

1 Settembre 1962:gli americani fanno esplodere una bomba in profondità…poche ore dopo l’Iran viene colpito da un terremoto pari a 7.1 gradi Richter…13.000 vittime

29 Agosto 1968:un altro test nucleare..e ancora l’Iran 2 giorni dopo viene devastato da un terremoto 7.4 gradi Richter…12.000

30 Maggio 1970:ennesimo test…il giorno dopo in Perù il sisma(7.7 gradi Richter) devasta una parte della nazione…68.000 vittime

13 Settembre 1978:altro test ancora l’Iran subisce un sisma 7.7 gradi Richter… 25.000 vittime

7 Dicembre 1988:dopo un test stavolta la Russia viene colpita da un’onda pari a 6.8 gradi Richter 60.000 vite vengono spente

Sembra un bollettino di guerra ma purtroppo sono dati reali e la lista continua

Praticamente ogni test corrisponde a un sisma superiore a 4.5 gradi Richter…è vero che il nesso sembra casuale ma allora perchè quando non ci sono test nucleari i sismi non superano questa scala di valori?

Agatha Christie sostiene che 1 coincidenza è 1 coincidenza…2 coincidenze sono 2 coincidenze…ma 3 coincidenze sono una prova…

Molti pensano che la scienza e i media siano indipendenti dalle autorità politico-militari e che quindi ogni scoperta verrà subito divulgata al mondo…eh…chissà se il Dottor Matsushita ricercatore del National Center of Atmospheric Research è ancora dello stesso parere….Lo scienziato nel 1974 scopre casualmente che gli esperimenti nucleari americani disturbano per intere settimane il campo magnetico terrestre e addirittura la ionosfera…decidendo di fare esperimenti approfonditi su questo fenomeno si accorge di un insolito spostamento dei poli terrestri gli Stati Uniti allora proibiscono al dottore di continuare la ricerca classificando TOP SECRET tutte le ricerche e i dati raccolti dallo scienziato..esempio di democrazia americana…se aggiungiamo che da oltre vent’anno si sospetta che gli america con la tecnologia siano in grado di provocare terremoti in altri Paesi bè…il quadro è completo…avete mai pensato che la Tecnologia militare possa essere di almeno 50anni più progredita di quanto ne possiamo sapere?Fantascienza?Forse ma negli anni ’80 anche telefonino e GPS erano fantascienza…immaginate se uno scienziato desse prove complete che confermino che i test nucleari americani provochino terremoti…il mondo moderno per quanto possa sembrare civilizzato e sicuro si regge su equilibri delicatissimi che non hanno nulla a che vedere con la verità la bontà o la giustizia…

Qualche istante prima che la regione Abbruzzese venisse devastata totalmente la Repubblica Coreana del Nord effettuava il suo primo lancio di un missile atomico a media gittata

Netescape

Fonte: Radio 105 Adam Kadmon

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Bambini soldato, il dramma del Congo

Impressionanti le cifre dei bambini utilizzati nei conflitti in tutto il mondo: sono circa 300 mila i minori coinvolti in 30 conflitti nei 5 continenti, i morti sono milioni, i feriti molti di più. In Africa l’uso di bambini, dai quattro anni in su, è praticato in Sudan, Sierra Leone, Congo e Uganda. Con delle particolarità in ciascun paese: se in Sierra Leone il fenomeno, dopo dieci anni di conflitto, si è arrestato, in Congo e soprattutto in Uganda arruolare bambini è pratica comune sia per i ribelli che per l’esercito regolare. Ai bambini ugandesi, poi, spetta la pratica di iniziazione alla guerra più difficile da digerire: il primo attacco è al proprio villaggio dove, per dimostrare di aver tagliato i ponti con la propria famiglia (e costretti a farlo per non essere uccisi a loro volta) devono assassinare i propri genitori o i propri fratelli. Nel Congo, interessato nelle ultime settimane da una recrudescenza della guerra civile che insanguina ormai la zona del Kivu – un tempo perla e polo turistico dell’ex Zaire, per via del bellissimo lago e della natura incontaminata – da undici anni, i bambini soldato hanno una possibilità di uscire dall’orrore attraverso i programmi di “Disarmo, Smilitarizzazione e Reintegrazione” (Ddr) avviati dalla Caritas. Si calcola che nel mondo circa 50 mila bambini abbiano partecipato a questo tipo di progetto e in Congo sono stati circa 2.400 i minori strappati dalle truppe militari o paramilitari; pochissime invece le bambine, solo 35. Il motivo è semplice: le femminucce servono per tenere il campo pulito, le divise in ordine, preparare da mangiare e , purtroppo, soddisfare gli istinti sessuali dei soldati.

Ma di chi è la responsabilità di questo orrore? Secondo i bilanci del Pil nostrano le armi figurano nella hit parade delle prime forme di reddito:l’Italia è il secondo produttore mondiale di armi leggere (proprio quelle che vengono usate in questo tipo di guerriglie) e la quarta esportatrice. «Questi morti – conclude Touadi – parlano dei nostri stili di vita e delle nostre “esigenze”: il dramma del Congo è lo specchio delle contraddizioni della nostra globalizzazione».

Ci veniva ordinato di uccidere persone costringendole a restare all’interno delle loro case mentre noi le bruciavamo. Abbiamo persino dovuto sotterrarne alcune vive. Un giorno, io e i miei amici siamo stati obbligati dal nostro comandante a uccidere tutti i componenti di una famiglia, tagliarne i corpi e mangiarli… La mia vita è perduta. Non ho niente per cui vivere. Di notte non posso più dormire. Continuo a pensare alle cose orribili che ho visto e fatto quando ero un soldato

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Crederci o no?

Ieri sera ascoltavo la radio e mi è capitato di ascoltare un blocco che parlava del 2012.Io sinceramente non ci ho mai creduto alla fine del mondo e quant’altro ma questo discorso mi ha colpito in modo particolare.Il Sole continuamente manda le sue radiazioni (i raggi UV) nel 1850 ci fu un particolare “attacco” solare ma non provocò tanti danni perchè ancora non dipendevamo dalle tecnologie.La magnetosfera,uno strato dell’atmosfera,a causa di alcuni esperimenti bellici su cui i MEDIA tacciono si sta distruggendo specialmenre nei giorni del 25 e 26 Gennaio 2009 per più di 20 ore questa è stata diciamo bombardata.Ora se proprio questa tempesta di radiazioni si dovesse avverare saremmo tutti nella merda perchè oggi tutto e tutti dipendiamo dalla tecnologia.A quanto pare si pensa che i BiG di quelli che ci governano si stiano organizzando in un isola con viveri e quant’alto lasciando che il mondo sprofondi di almeno 100 anni addietro so che può sembrare assurdo ma è così o almeno io la penso così d’altronde sappiamo che in Italia il nostro PREMIER e i nostri MINISTRI si occupano della volontà e dei bisgoni del paese quindi perchè preoccuparsi????

Netescape

Fonte: Radio 105

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nuove fonti, parlano i giovani

salve a tutti, di recente sono stato contattato da degli studenti che avrebbero interesse nella pubblicazione di articoli sul nostro network, è un’ottima occasione per sentire la loro opinione dato che sono il nostro futuro e gli unici realmente in grado di cambiare questo paese, ringrazio immensamente Eclipse (L-04) che mi ha proposto questa affiliazione e do un saluto a tutti gli studenti del liceo Albert Einstein di Palermo con cui ho seriamente intenzione di entrare in contato.

BingoBongo

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noi siamo con assange

noi siamo con Assange, quell’uomo che con fare quasi infantile ha detto “perchè il mondo elegge dei rappresentanti senza poter sapere cosa poi loro fanno?? perchè non possiamo sapere cosa c’è dietro le guerre,
e l’economia??” così ha preso un po di documenti e li ha resi pubblici, la dove c’è un segreto si sta nascondendo qualcosa agli altri, e se c’è qualcosa che ci riguarda?? non lo sapremo finchè non apriremo gli occhi, perchè l’unico ostacolo al sapere è la convinzione del non essere in grado di saprere ed assange ne è la prova, lui, nella totale ignoranza di questa semplice regola che avvolge un po tutti è riuscito a far sapere agli altri, a fare informazione. un tempo si occultavano i fatti negando linformazione ma oggi, soprattutto in italia, i glverni hanno combiato stile, ne fanno troppa, siamo inquinati di informazioni per cui ormai è come se il popolo avesse fatto i calli a questo ipo di bombardamento mediatico, e pure dopo aver saputo che il proprio premier fa battute razziste ed è indagato in piu processi di quanti ne possa vantare la Gabbanelli per aver a sua volta detto la verità ed è ancora li con la sua bella faccia tosta quado in altri stati un politico si dimette nell’arco di una giornata al minimo passo falso, beh, non reagisce come quando la squadra del cuore perde in casa contro la storica squadra avversaria, anzi, molti italiani continueranno ad appoggiarlo proprio per questo suo modo di fare, perchè, essendo in possesso dell’informazione, questo potere ci ha plasmati in modo da non ribellarci ma anzi di volere questo sistema.

scusate eventuali errori nel testo, ma lo scrivo di getto da un computer pubblico di catania e non ho il tempo di correggerlo.
continuatte a sostenerci.

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Violati migliaia di siti top secret negli Usa

Violati migliaia di siti top secret negli Usa

Un hacker è riuscito nell’ultimo anno a penetrare in alcuni dei siti più protetti della Rete: basi militari americane, Nasa e centri di ricerca top secret. Pare sia un ragazzino svedese di 16 anni…

Un europeo è penetrato nella rete informatica Cisco Systems, ottenendo con pazienza una serie di informazioni e password per entrare in migliaia di comp uter durante l’ultimo anno.

Tra i sistemi che questo hacker è riuscito a violare ci sono basi militari Usa come un poligono missilistico nel New Mexico o la stazione aeronavale nel Maryland; inoltre sono stati hackerati anche i sistemi della Nasa e di nume rosi laboratori di ricerca.

Una vera e propria incursione nel top secret, che riporta alla mente il film war games: a quanto dice il New York Times le ricerche dell’FBI si stanno concentrando su un ragazzo svedese, residente a Uppsala, che ha solo 16 anni e che è in osservazione dopo essere stato incriminato per aver violato la rete universitaria a marzo; da quando le indagini si sono intensificate le incursioni si sono bruscamente interrotte, gettando nello scompiglio gli agenti federali che da tempo lavorano alla cattura del pirata informatico.

Ma com’è riuscito un ragazzino di 16 anni a violare tutti questi sistemi estremamente segreti? Con astuzia, pazienza e trojan horse, a quanto pare infatti le password e gli accessi sono stati rubati tramite dei cava lli di Troia dagli apparati di gestione del traffico di Rete della Cisco.

In molti sospettano che il ragazzo non sia solo, ma che faccia parte di una specie di banda e molte fonti di informazione non si capacitano della possibilità dell’impresa.

Però questa è una “bravata” del tutto in linea con l’originale filosofia degli hacker, che poco o niente hanno a che vedere con gli scrittori di malware degli ultimi anni, ragazzini che gettano scompiglio infettando i computer degli utenti o truffatori che si intrufolano in rete al solo scopo di carpire dati sensibili e numeri di carta di credito di poveri utenti sprovveduti.

In questa storia c’è invece “l’Impresa”, il violare sistemi che dovrebbero essere superprotetti, il riuscire dove altri non riescono. A quanto ne so il ragazzino (o chi per lui) non ha usato in alcuna maniera truffaldina le informazioni carpite, che probabilmente sono ai suoi occhi di hacker un vero e proprio trofeo, ma non molto di più.

E ragazzini come questo, che hanno infranto numerose leggi, meritandosi l’appellativo di criminale e l’essere ricercati dall’FBI ce ne sono sempre di meno.

Meglio per la sicurezza mondiale, ma, in fondo in fondo, peggio per il mondo di Internet, che proprio questi personaggi hanno contribuito a far diventare quello che è, ma che vengono ormai dimenticati dalla mitologia della Rete che sfuma e si dilegua nell’inarrestabile e ossessivo incedere della nuova tecnologia, lasciando il nome di pirati informatici a personaggi che con la storia dell’informatica hanno poco a che spartire.

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THE CIA’S SECRET WEAPONS SYSTEMS

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Article: 569 of sgi.talk.ratical

From: (dave “who can do? ratmandu!” ratcliffe)

Subject: Top Secret: How To Kill–”The CIA’s Secret Weapons Systems”

Keywords: our culture has lost its moral, ethical, and spiritual foundations

Organization: Silicon Graphics, Inc.

Date: Wed, 8 Apr 1992 15:56:51 GMT

Lines: 311

unless we know MUCH MORE about the atrocities committed “in the interests and name of `national security,’” how can we possibly become sufficiently motivated and driven to dedicate our energies towards changing this form of “government” by lies, dissembling, expediency, profit-as-god, and murder? we have no idea what is “done in our name.” if we did, we would no longer be able to participate in its commoditized seductiveness because we would not be able to look ourselves in the mirror or sleep at night.

ratitor

the following is taken from the June, 1978 issue of Gallery magazine:

THE CIA’S SECRET WEAPONS SYSTEMS

by Andrew Stark

Exploding wine bottles, guns constructed out of pipes, bullets made of teeth, aspirin explosives: they sound like props from a second-rate spy story. Horrifyingly enough, they are real. The CIA has spent a great deal of its time– and your money–developing countless bizarre weapons for assassination, sabotage, and mass destruction. If that’s news to you, it’s because the CIA doesn’t want these products, some of which are quite easy to put together, to fall into the “wrong hands.” As for whether they are in the right hands now–judge for yourself.

The CIA has developed many exotic and sophisticated devices intended for use in interrogation, sabotage, and assassination. These weapons are necessary–if you grant that what the CIA itself does is necessary. If the CIA wants to eliminate a key KGB agent operating in Hungary, it faces certain problems. It would be virtually impossible to slip a deadly weapon, such as a gun or bomb, past Hungarian customs officials. Thus, the CIA assassin must assemble his weapon from commonly obtainable materials after he crosses the border.

The CIA agent might decide to construct a urea nitrate explosive, commonly known as a urine bomb. This weapon is quite deadly, easily exploded, and consists primarily of nitric acid and urine. The urine bomb is one of literally hundreds of murderous weapons in the CIA arsenal.

The New York Times of September 26, 1975 revealed the existence of guns that shoot cobra-venom darts. Then there was the shoe polish compound intended to make Fidel Castro’s beard fall out, so that he would lose his “charisma.” And CIA laboratories in Fort Monmouth, New Jersey developed the famous rifle that shoots around corners.

Some CIA weapons are designed to kill many people–deadly germs can be released in subways; others are intended to kill a single, specific individual–the Borgia ring contains deadly poison to be slipped into a victim’s drink; and still others are standard weapons supplied for such missions as overthrowing the Allende government in Chile in 1973.

The information about CIA weapons that you will read in this article generally has not been made public before. It was not intended to be. But your tax dollars pay for these devices; it is your right to know about them.

There is a booklet, written in 1977 and distributed to a select group of U.S. mercenaries, titled CIA Improvised Sabotage Devices. This instructional guidebook, part of the Combat Bookshelf, was published by Desert Publications, P.O. Box 22005, Phoenix, Arizona 85028. If you want to know how the CIA turns a cigar box into an explosive that can destroy a 10,000-gallon capacity storage tank, then “CIA Improvised Sabotage Devices” is what you should read. You will need it if you want to build the “Water-Drip Electric Delay,” a bomb that requires little more than wood scrap, a tin can, and a battery. The “Pocket Watch Electric Delay” requires little more than a watch, a screw, and a battery. The “Mousetrap Electric Release” is another bomb, this one requiring a mousetrap, a trip wire, a battery, and little else. It is described as “an excellent device to use with bazooka rockets against trucks, tanks, or locomotives.” The “Chemical Instantaneous Initiator” is made from a sugar-chlorate mix and is effective in sabotaging trains. The “Martini Glass Shaped Charge” is a bomb that also can be made out of a beer can. You might want to try to construct the “Vehicle Booby Trap.” The “Potassium Chlorate and Sugar Igniter” and the “Sawdust, Moth Flakes, and Oil Incendiary” can be made with only what you see in their titles.

For these and more than fifty other CIA devices, step-by-step instructions on how to make them and illustrations of what they should look like when completed are given. Turn a wine bottle into a bomb. Build a land-mine rocket. Manufacture napalm in your basement. Even the simple how-tos of causing a dust explosion can be found in CIA Improvised Sabotage Devices.

Why is the CIA so deeply involved in sabotage techniques? The CIA might think it is in this country’s interest to delay scientific work being done by another nation. Or, the CIA might want to disrupt a nation’s economy in the hope that the resulting chaos will lead to civil unrest and the overthrow of the existing government (some of this actually happened in Chile). The original John Rockefeller used such tactics against his competitors. He simply had their refineries blown up.

Another pamphlet the CIA would not like you to see is titled How to Kill, written by John Minnery, edited by Robert Brown and Peder Lund, and published by Paladin Press, Box 1307, Boulder, Colorado 80306. The reason the CIA would prefer that you not see this eighty-eight-page pamphlet, which is unavailable at bookstores and newsstands, is because it contains a number of “ingenious” methods of doing what the title says. Also, Paladin Press, which published a book called OSS Sabotage and Demolition Manual, is widely regarded by journalists as an organization with close ties to mercenary groups and the CIA. Paladin Press doesn’t want you to know that, but how else could they have published the OSS Sabotage and Demolition Manual? The Office of Strategic Services was the precursor of today’s CIA.

This writer’s call to Colorado yielded the following conversation:

“How could you publish the OSS Sabotage and Demolition Manual, I asked Peter Lund, editor and publisher of Paladin Press, “if your organization, at the least, was not dealing with former OSS agents? And what about How to Kill?

“I don’t talk to journalists,” Lund said.

“You’re called the Paladin Press. You must publish books. Can I order them?”

“No.”

“Why not? You’re a publisher, aren’t you?”

“We’re afraid our publications might fall into the wrong hands.”

“What are the right hands?” I asked.

“I don’t talk to journalists.”

“Have you ever heard of Desert Publications?” I asked.

“A fine outfit,” Lund said. “If they recommend you, I’ll send you our material.”

“That’s my problem,” I said. “They don’t seem to have a phone number.”

“Well, they’re a good group.”

“Listen,” I said, “wasn’t your group, and Desert Publications besides, involved in CIA mercenary activity in Africa?”

“I don’t know anything about that.”

“Were you in the Special Forces?”

“July 1967 to July 1968 in Vietnam.”

“Were you CIA?”

“I was MACV [Military Armed Forces Command Vietnam].”

“You weren’t affiliated with CIA?”

“I didn’t say that.”

“What do you say?”

“We did joint operations with CIA on the Phoenix Program.”

“Wasn’t that a murder operation?”

“No. It was snatching people.”

The Phoenix Program was designed for a job that the CIA euphemistically described as “eliminating the Viet Cong infrastructure.” In reality, it was a rampant reign of terror run out of CIA headquarters at Langley, Virginia. Former CIA director William Colby later termed the program “effective.” The Phoenix Program was a naked murder campaign, as proved by every realistic report, ranging from the Bertrand Russell Tribunal to the Dellums Committee to admissions by CIA agents themselves. The program killed–and none of these killings occurred in combat–18,000 people, mostly women and children.

But what about Peder Lund, editor and publisher of Paladin Press? The book he edited and published, How to Kill, outlined a surfeit of murder methods, horrific techniques of causing people to die. For example:

“Without getting too deeply into the realm of the bizarre,” wrote John Minnery, the author of How to Kill as he proceeded to just that, “a specially loaded bullet made from a human tooth (bicuspid) could be fired under the jaw or through the mouth into the head. The tooth is a very hard bone, and its enamel shell would allow it to penetrate into the brain. The intention here is also to hide the cause of death because the examiner in his search for a projectile will disregard bone fragments.”

One last example from How to Kill should give you the flavor of the book:

Lesson Nine: Hot Wire

“Essentially, the weapon is an electrified grid in the urinal basin. This can take the form of a screen cover for the drain or a metal grill. If the urinal is completely porcelain, the screen must be added by the assassin. The drain cover is connected to the electrical system of the washroom by means of an insulated cord that is hidden behind the plumbing.

“What happens when the subject uses the urinal should be obvious now. The subject’s urine, which is a salty liquid and a perfect conductor of electricity, makes contact with the charged grid, and the shock will kill him.”

This reporter’s investigation revealed that the “Hot Wire” was child’s play compared to certain other CIA weapons devices. For instance, I was able to obtain Volumes One and Two of the CIA Black Book on improvised munitions, volumes that are stamped “for official use only” on almost every page. It is obvious why the CIA would like these books to remain secret. With elaborate instructions, they describe how to make high explosives from aspirin, how to construct a nail grenade, and how to turn a Coke bottle into a bomb.

Described in detail in the Black Book is the previously mentioned urea nitrate explosive, or, as it is known to the pros, “the piss bomb.” Instructions for the preparation of this weapon assure the maker that animal urine will do as well as human; the important thing is to have ten cups of it, boil it down to one cup, and mix it with the nitric acid.

Also described in the Black Book is how to construct a pipe pistol, which, as the name indicates, is a gun constructed out of a pipe. Other weapons include a cooking syringe filled with poison that can be stabbed into “the subject’s” stomach; a cyanide gas pistol; a throat cutter gauntlet knife (razor sharp and only an inch or so in length); and a mixture of fertilizer and aluminum powder that can be made into a powerful bomb.

Why build murder weapons out of such weird material? Is the CIA insane?

No. In its own way, the whole thing is perfectly logical.

The pamphlet How to Kill explained it all: “As most of these devices are homemade, this precludes the possibility of their being traced. They are, in effect, `sanitized’ and perfect for assassinations, where weapons are prohibited, or where customs in the hostile country are stringent, so these can be made from local materials.”

Being a contract killer for the CIA is not all roses. You cannot kill in just any way. A number of attempts have been made on Fidel Castro’s life–some with the CIA and the Mafia cooperating–and some of them may have failed because of restrictions imposed on the potential assassins. It would be unacceptable for Castro’s murder to be laid at the door of the CIA. This would make Castro a martyr in the eyes of his countrymen. Thus, a method that would suggest death by natural causes must be found.

Abundant speculation and considerable evidence suggest that the CIA or some other government agency arranged for the “natural” deaths of David Ferrie, Jack Ruby, George De Mohrenschildt, and other potential witnesses into the assassination of John Kennedy. Some methods of killing, like the injection of an air bubble into the bloodstream, will often go unnoticed by medical examiners.

Another hard-to-trace method of killing is to mail a snake to the victim. This is known as killing by long distance. A disadvantage to this method is that the snake might bite an innocent third party who just happens to open the package. The advantage is that once the snake has struck, the evidence can simply slither away.

Sometimes, as the CIA knows, killing has to be done at close range. For this purpose, a valuable weapon is the ice pick with a blood arrester attached. The blood arrester is a cloth wrapped near the tip of the ice pick. When the pick is shoved into the victim, the spurting blood is absorbed by the blood arrester. People who see the victim fall will probably think he has had a heart attack. While the onlookers try to help the victim, the assassin uses this valuable ten or fifteen seconds to escape unnoticed.

Often it is advisable to use what is called in the trade a “quiet weapon.” Silenced weapons can include pistols, rifles, and even machine guns.

Poison is a quiet killer. Here is a partial list of the poisons the CIA has become expert at administering: oil of bitter almonds; ant paste; cadmium, used in vapor form, and death is delayed four hours; radiator cleaner, also causing a delayed death; Cantharides (Spanish Fly); ethyl mercury; and freon, heated by a flame. These poisons and many others are listed in How to Kill. The author then cautions the reader:

“Unless otherwise stated, these poisons are either to be injected into the subject, or taken orally by him by adding it to his food. Use common sense in the application of these potions and, if possible, double the O.D. necessary.”

W.H. Bowart, in his book, Operation Mind Control described the CIA’s use of drugs: “In 1953, the CIA made plans to purchase ten kilograms of LSD for use in `drug experiments with animals and human beings.’ Since there are more than 10,000 doses in a gram, that meant the CIA wanted 100 million doses. The CIA obviously intended to `corner the market’ on LSD so that other countries would not be ahead of the U.S. in their potential for `LSD warfare.’”

Dr. Albert Hoffman, an early researcher into the uses of LSD, was horrified by what the CIA was doing: “I had perfected LSD for medical use, not as a weapon. It can make you insane or even kill you if it is not properly used under medical supervision. In any case, the research should be done by medical people and not by soldiers or intelligence agencies.”

Perhaps the most frightening weapon of all is the one that can be used to alter weather and climate. It was used with considerable success in Vietnam. It slowed troop movements with heavy rains, and it destroyed the rice crop, as well. The danger is that these climatological changes may become permanent, affecting not only enemies of the United States, but also the entire planet.

Finally, considerable evidence exists that the United States, through the CIA, employed germ warfare during the Korean War. A number of captured pilots testified that germ warfare was used, but their testimony was dismissed as brainwashing. A Marine Corps colonel named Frank H. Schwable signed a germ warfare confession and, according to W.H. Bowart, “named names, cited missions, described meetings and strategy conferences.”

Schwable later repudiated his confession. But the charges of germ warfare were taken up in front of the United Nations, and a number of countries believed them.

The United States, incidentally, was later charged with using nerve gas in Vietnam.

What you have read on these pages is pretty revolting stuff. Yet, if the world ought to be saved from Communism, who can say it is not necessary? One danger, of course, is that these terrible weapons have been introduced into our body politic and have produced strange and terrible fruits on our own native soil. When assassination becomes government policy, when men are trained to kill in every conceivable way, when morality is set aside for a “higher good,” can even the President of the United States consider himself safe?

Andrew Stark is a pseudonym for a specialist on weaponry.

daveus rattus

yer friendly neighborhood ratman

KOYAANISQATSI

ko.yan.nis.qatsi (from the Hopi Language)   n.   1. crazy life.   2. life
in turmoil.   3. life out of balance.   4. life disintegrating.
5. a state of life that calls for another way of living.

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Mafie al nord,la Dia lancia l’allarme

Maroni e Saviano, segnali di tregua

Il giorno dopo le polemiche tra Maroni e Saviano sembrano smorzarsi, complice anche l’arresto di Antonio Iovine, leader dei casalesi e gli annunci bellicosi del ministro, almeno questa volta, indirizzati nella giusta direzione: «Ora tocca a Messina Denaro e a Zagaria». Restano però inalterati i termini della questione mafiosa al nord e nonostante “Il Giornale” proprio in queste ore abbia lanciato una raccolta di firme contro il giornalista e lo scrittore che vive sotto scorta, con l’intento di difendere l’onorabilità della regione, messa in forse dalle notizie rilanciate da Saviano, arrivano ulteriori e autorevoli conferme circa la pesante influenza del crimine organizzato in Lombardia.

L’occasione questa volta è data dalla presentazione in Parlamento della consueta relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia. Diciamolo pure, se non vi fosse stata la cattura di Iovine a stravolgere l’impaginazione di quotidiani e telegiornali, avremmo sicuramente sentito dichiarazioni di esperti e politici e letto pagine e pagine sulle rivelazioni contenute nell’importante documento, compresa la sottolineatura di una presenza delle cosche consolidatasi nel tempo nelle regioni del nord dell’Italia: Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna e Toscana, ma soprattutto Lombardia, sono ormai le nuove frontiere di una criminalità organizzata sempre più agguerrita e determinata nel perseguimento del massimo dei profitti, sia in modo illegale che in modo sempre più legale, in ragione del volume del denaro a disposizione dei sodalizi mafiosi.

Ed è proprio dalla Lombardia che arrivano i segnali di massima allerta per la presenza delle mafie, in particolare della ‘ndrangheta. La DIA, infatti, racconta e argomenta con cura la “costante evoluzione” della ‘ndrangheta in regione. Mantenendo i contatti con la casa madre calabrese, le locali operanti in Lombardia hanno superato un momento di difficoltà interna, dovuto alle tentazioni secessionistiche di alcuni esponenti di spicco del sodalizio criminale che, come Carmelo Novella, rivendicava piena autonomia dalle ‘ndrine di origine, prima di essere spazzato via dal piombo.

Come documentato e ricostruito nell’operazione “Crimine”, le famiglie attive nella cosiddetta Padania, hanno trovato ampie disponibilità di rapporti, frequentazioni e affari con la classe imprenditoriale lombarda e hanno ottenuto importanti occasioni di crescita anche in ragione del pesante coinvolgimento di personale politico e burocratico in forza agli enti locali che “mantenendo fede a impegni assunti con talune significative componenti, organicamente inserite nelle cosche, hanno agevolato l’assegnazione di appalti e assestato oblique vicende amministrative”. Una “consolidata presenza” delle mafie e “una serie di fattori ambientali” che, combinati e miscelati pericolosamente, sono oggi fattori che condizionano in modo davvero pesante i territori lombardi in tutte le loro componenti economiche e sociali e finanche politiche, secondo il tradizionale copione che, lungo l’arco di ben due secoli, le consorterie mafiose hanno incarnato, pur nella diversità dei contesti storici e sociali.

Sotto i riflettori degli investigatori della DIA, finisce il sistema degli appalti pubblici, dal movimento terra all’edilizia, passando per il comparto più ampio delle opere di urbanizzazione, che subisce la presenza di una vera e propria “mafia imprenditrice calabrese” capace di mettere in piedi cartelli d’imprese in grado di occultare le presenze criminali che sono all’origine degli stessi.
Cantieristica, logistica, movimento terra, ciclo degli inerti, smaltimento di rifiuti e bonifiche ambientali sono i settori più di tutti esposti al  rischio del contagio criminale che non si accontenta più degli ingenti proventi del narcotraffico ma cerca di entrare nell’economia legale dalla porta principale, quella delle commesse pubbliche, delle cosiddette grandi opere.

Il risultato inevitabile è la “partecipazione ormai pacificamente accettata di società riconducibili ai cartelli calabresi a determinati segmenti, in espansione, del settore edile, sia pubblico che privato”. Il pensiero corre ai numerosi imprenditori caduti nelle maglie delle grandi inchieste avviate negli ultimi anni dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, dalla “Cerberus” alla “Parco Sud”, per finire alla “Crimine” che, nel cuore di luglio di quest’anno, ha visto finire in carcere ben trecento soggetti, arrestati tra Lombardia e Calabria. E proprie in queste ore nuovi sviluppi vengono dalla Calabria a danno della famiglia Commisso.
Il vero e proprio “condizionamento ambientale” che assume i contorni di quanto definito dall’articolo 416 bis del codice penale, che colpisce l’associazione mafiosa in quanto tale, è frutto innanzitutto del consenso e dell’assoggettamento riconducibili alle cosche calabresi. Consenso e assoggettamento sono le due principali tecniche utilizzate oggi dai mafiosi per imporre il loro controllo asfissiante sull’economia legale e sulla pubblica amministrazione, terreno cruciale per la predisposizione di tutti quegli atti propedeutici al loro ingresso negli appalti.

Non è più necessario il ricorso all’intimidazione e alla violenza, sono ben altri gli strumenti a disposizione dei mafiosi imprenditori, che fanno leva, da un lato, sul ricorso al massimo ribasso durante le procedure d’appalto e, dall’altro, sulla necessità di terminare comunque e a qualsiasi costo le opere nei tempi previsti, anche e soprattutto quando i termini a disposizione per la chiusura dei cantieri sono veramente ridotti. Tutti i fattori evidenziati dalla DIA rilanciano l’allarme in vista dell’Expo 2015: la grande kermesse mondiale è ancora sostanzialmente al palo, per i noti veti incrociati tra forze politiche e per il braccio di ferro tra amministrazioni locali e governo centrale. Oggi, alla fine del 2010, i tempi per le grandi opere previste sono ormai ridotti al lumicino. Investire sulla prevenzione e il monitoraggio degli appalti sono le uniche vie percorribili al momento. In attesa che il ministro Maroni si accorga dell’espansione delle mafie al nord, in piena Padania.

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